Disney De Luxe 39 – Topolino e il cerchio del tempo

19 NOV 2022
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Copertina dell’edizione deluxe, riciclata da quella di Topolino 3234 che originariamente avrebbe dovuto ospitare la storia.

Questa storia parte da lontano. Non dal 1928, anno in cui Walt Disney e Ub Iwerks lanciarono nelle sale cinematografiche Steamboat Willie, con la famigerata prima apparizione del topo antropomorfo che tutti conosciamo.

Questa storia comincia molto dopo. Siamo nel 1998, anno che faceva parte di un akmé editoriale di Topolino, sotto la savia gestione di Cavaglione, paragonabile alle vette editoriali raggiunte da Capelli e Gentilini nei decenni precedenti.

Nel 1998, dicevamo, viene pubblicata Topolino e il fiume del tempo in un numero tutto dedicato a Mickey Mouse. La storia celebrava i 70 anni di quel topo antropomorfo e riprendeva lo spirito ilare e le dinamiche che aveva caratterizzato il corto animato d’origine. Scritta a quattro mani da due degli autori punta di quel Topolino, Francesco Artibani e Tito Faraci, e disegnata da un altro artista di punta, Corrado Mastantuono, è forse una delle storie più belle che si possano menzionare relativamente al main character disneyano.

L’esperimento celebrativo (che già seguiva altri, come 60 anni insieme con Topolino e Topolino 2000, per citarne alcuni) andò “in porto”. E vent’anni dopo, nel 2017, si decise che era possibile fare lo stesso. Annunciata in uscita su Topolino 3234, Topolino e il cerchio del tempo doveva essere il “ritorno sulla scena del crimine” dei tre autori per la celebrazione (anticipata) dei 90 anni di Topolino, ma venne espunta dal sommario di quel numero appena prima della sua uscita. Le ragioni che portarono a questa cancellazione non furono mai realmente chiarite, e potevano solo essere ipotizzate nel corso dei mesi che seguirono.

Si arriva così al 2022. Oltre a varie celebrazioni (tra cui le iniziative per i 75 anni di Paperon de’ Paperoni), la riaperta e rinnovata Lucca Comics & Games porta la grande novità: Topolino e il cerchio del tempo esce in formato deluxe. La sorpresa in realtà era già stata annunciata dal direttore Alex Bertani in un’intervista rilasciata l’anno prima. Come ogni promessa, è stata mantenuta e i lettori hanno potuto toccare con mano e leggere in anteprima alla fiera medesima questo nuovo racconto che riporta alle origini di Topolino.

Una storia non dissimile come mood dal Fiume del tempo, ma sicuramente più matura. Se nella prima troviamo un rapporto tra Gambadilegno e Topolino molto marcato sulla parapiglia originaria, nel Cerchio del tempo le rivalità e l’antagonismo tornano ad essere quelli delle storie tradizionali degli ultimi decenni.

Un Topolino delle origini, forse molto piantagrane, ma decisamente apprezzabile.

Diversa è anche la percezione che si ha sfogliando le pagine: se inizialmente lo spirito delle strisce quotidiane di Gottfredson viene racchiuso nelle quattro tavole iniziali, dalla fine della quarta si sfuma verso lo spirito di una storia tradizionale di Topolino, dove i presupposti sono cambiati, il modo di interagire è modificato e i personaggi hanno ora una diversa maturità.

Una maturità che si vede anche attraverso una sorta di coming of age del personaggio e di progressiva stratificazione delle diverse caratterizzazioni apportate dai vari autori nel corso degli anni. Anche caratterizzazioni più energiche, estranee e alterate, come quelle respirate nella serie Mickey Mouse Mystery Magazine e riportate in due tavole mute di grande dinamismo e velocità.

Anche le sembianze e le movenze dei vari personaggi sono nettamente modificati (fatta eccezione per Barnacle Bill). L’esempio portante in questo senso è dato proprio da Randall Kattnip (il gatto Nip, appunto), che passa dall’essere uno spiantato sbruffone ad un rispettabile candidato sindaco di Topolinia. E anche Topolino mostra la sua maturità “visiva”, nella sua solita veste di personaggio sobrio e volenteroso, in contrapposizione col Topolino giovane, arzillo e spensierato, caratterizzato dagli iconici bermuda rossi che troviamo nelle prime tavole.

Una maturità, infine, che si sente anche nella trama: rispetto al Fiume del tempo sono limitate le gag che hanno caratterizzato le interazioni dei personaggi di quella storia; qui, i personaggi svolgono un ruolo molto più posato, molto più lineare, quasi limitato dai vincoli della ragionevolezza.

Gli anni passano, Gamba non cambia…

La presenza, poi, di due interlocutori esterni (i due insetti antropomorfi a bordo di alcune vignette), è sì un rimando a quanto fatto nel Fiume del tempo, con la presenza e i commenti “fuori campo” di Remus e Rufus, ma in questo caso il fuori campo è totale e pare rimandare ai vecchi esperimenti di PKNA 15 (Motore/Azione) o del Papero del mistero.

È però differente anche lo spirito del commento: non più sardonico e punzecchiante, ma quasi estraniato, avvilito e rassegnato rispetto allo svolgimento stesso della storia. Il continuo riferimento alle salsicce, poi, sembra quasi utilizzato a mo’ di satira.

La veste grafica di questo volume, poi, trova piccoli guizzi da parte di Mastantuono e vede un interessante esperimento: le prime quattro tavole sembrano riprendere lo spirito delle strisce quotidiane degli anni Trenta. Non solo dal punto di vista narrativo e di impostazione della sceneggiatura, ma anche graficamente il rimando è evidente.

E proprio come le strisce di allora, le vignette delle prime quattro tavole vanno lette in orizzontale, affiancando le due pagine. In mezzo alle strisce a fumetti, poi, si ritrovano i personaggi che compongono il frontespizio della storia nell’intento di compiere azioni buffe e di slapstick, come precisato anche dall’artista romano nell’intervista a fine volume. Per quanto paia che ci possano essere rimaneggiamenti evidenti nella composizione (un Topolino che pompa acqua con un mantice sotto il didietro di Gambadilegno, per intenderci), rimane comunque estremamente gradevole e affascinante, un degno spettacolo per gli occhi.

Anche il colore subisce una trasformazione: rispetto al resto della storia, dove rimane quello ormai tradizionale delle storie contemporanee, nelle prime due tavole appare ingiallito, rendendo quasi l’idea della pellicola sbiadita, e cercando quindi di tenere fede all’origine cinematografica di Topolino e di molti suoi comprimari.

Tuttavia, rispetto alla versione deluxe del Fiume del tempo, dove Mastantuono fece un superbo lavoro di raffinazione e di profondità, qui il colore digitale mantiene un certo piattume. Dove, però, si vede la mano dell’artista romano, è nei chiaroscuri e nei giochi d’ombra, benché usati con parsimonia. Sono soprattutto le prospettive a garantire la necessaria profondità e a permettere al lettore di sentirsi immedesimato.

Una delle scene ricorrenti di questa storia: le rincorse “a lavatrice” tra Nip e Topolino.

Il corredo editoriale (ben 15 pagine) che completa il volume assicura comunque una visione autoriale notevole. È qui che i due sceneggiatori riescono a dare viva voce alle possibili domande di molti lettori, o in ogni caso a spiegare anche alcune scelte stilistiche e narrative, e dove emerge anche la volontà di confrontarsi nuovamente con il mood del Fiume del tempo, forse anche per capire quanto ci si era distaccati, od evoluti, rispetto ad allora. Per quanto non approfondita, l’intervista è comunque il giusto completamento per questa versione.

A ciò si aggiunge anche la doverosa intervista a Mastantuono, in cui lo stesso spiega non solo il suo processo di lavorazione (impreziosito qui da alcuni bozzetti preparatori che illustrano il passaggio dalla matita alla versione finale), ma anche le differenze stilistiche con la storia precedente. È, insomma, un giusto confronto per chi, come molti lettori, ha atteso questo piccolo capolavoro da tempo.

In definitiva, la storia e l’edizione odierna di Topolino e il cerchio del tempo sono un degno coronamento ad un’attesa nervosa e pressoché spasmodica che si stava protraendo da troppo tempo. L’attesa, però, è stata ben ripagata e ora possiamo accedere a questa nuovo racconto con tutti i crismi del caso.

Fondamentale, però, ritenere la comparazione tra le due storie appena fatta solo come esempio di produzione narrativa e artistica, e non come critica rilevante al lavoro svolto. Benché importante, questa storia comunque segna un passaggio nella maturità artistica e dei personaggi e degli autori, senza perdere totalmente quella sana incoscienza che abbiamo rilevato in più tratti. E le salsicce, naturalmente.

Autore dell'articolo: Luigi Sammartino

Giurista, accademico e nerd, sono un Pker dormiente della prima ora, ridestatosi assieme alla mia passione per il fumetto Disney. Anche se l'ultimo arrivato, mi piace avere comunque un piglio analitico sui prodotti della nona arte. Sperimentatore perenne, sono sempre disponibile a parlare di tutto.