Topolino 3665

23 FEB 2026
Voti del fascicolo: Recensore: Medio: (21 voti) Esegui il login per votare!

Topolino 3665


I Tre Moschettieri per il sottoscritto è uno di quei libri-totem che – letti sin troppi anni fa – sono oggi ammantati da un’aura di sacralità e intoccabilità. Questo, però, non mi ha mai indotto automaticamente al sospetto di fronte a nuove rivisitazioni, adattamenti cinematografici, parodie o versioni più o meno semplificate nello svolgimento degli eventi (invero un po’ troppo dilatati nel testo originario): tutte le riletture che ho avuto modo di incontrare hanno avuto comunque come linea guida il legame di amicizia e la spavalderia che uniscono i quattro protagonisti. Dunque non c’era alcun pregiudizio nei confronti della nuova versione Disney annunciata dalla copertina di Francesco D’Ippolito. Allo stesso modo, non ho avvertito il bisogno di un confronto con la storica interpretazione di Martina e De Vita senior, ormai prossima ai settant’anni, ma solo la curiosità di leggere una nuova avventura con D’Artagnan sugli scudi.

Eppure, quella che ho letto finora sulle pagine del settimanale, in attesa della seconda parte, è qualcosa di diverso: non ho trovato elementi solidi di trama, quanto piuttosto una sequenza serrata di gag verbali e giochi di parole. A Sergio Badino di certo vanno riconosciuti i meriti per molte trovate felici, a cominciare dai nomi dei protagonisti. Tuttavia, a mio avviso, la lettura ne risente: salti di scena, forzature funzionali alla battuta (senza che se ne costruisca adeguatamente l’attesa, con il risultato di “ingolfare” la macchina comica), qualche vignetta che sembra riadattata in fase di post-produzione e, infine, la scelta di Ciccio – personaggio dal carisma pressoché nullo – nel ruolo centralissimo del guascone D’Artagnan, soluzione che a mio avviso non si è rivelata particolarmente incisiva.

Anche Alessandro Perina ai disegni non sembra offrire la sua prova migliore: vignette molto dense, inquadrature ravvicinate, alternanza di tavole a vignetta singola e doppia che finiscono per trasmettere una certa sensazione di claustrofobia. Resta la speranza che la seconda parte de I Tre Forchettieri possa riequilibrare il giudizio.

Doppio Gambadilegno

Gambadilegno e… Gambadilegno

Scorre invece piacevolmente la storia di Giovanni Eccher e Lucio Leoni, che vede Gambadilegno sfruttare gli esiti sorprendenti di un esperimento del cugino Plottigat. Sebbene la caratterizzazione da “simpatico pasticcione” continui a ridurre lo spessore e la credibilità del personaggio, Gambadilegno vs. Gambadilegno risulta una lettura gradevole, impreziosita dai disegni di Leoni, il cui tratto sottile si coniuga bene con la leggerezza della trama.

Le 25 pagine di Paperino campione intermittente, invece, non sono all’altezza di quanto ci si aspetterebbe dalla testata storica e di punta del fumetto Disney in Italia. La storia dà l’impressione di provenire da un fascicolo promozionale rimasto nel cassetto: trama improbabile, caratterizzazioni improvvisate, forzature poco credibili. Anche lo stile di colorazione – pur tecnicamente interessante – contribuisce a creare uno stacco evidente rispetto al resto del numero. L’idea di realizzare un omaggio alle Olimpiadi invernali, pubblicato in contemporanea su Topolino e su Le più belle storie Disney Pocket, avrebbe probabilmente meritato una miglior fortuna. Se, come mi è sembrato di capire, non dovessero essere previste altre operazioni simili nei prossimi numeri, non la considererò di certo una mancanza.

Topolino 3665 - Neanche io...

A dire la verità, neanche io…

Un po’ sottotono anche la storia di Tito Faraci, Pippo S.O.S. buonumore. Pur apprezzando di norma questo tipo di storie brevi che esasperano un tratto caratteriale del protagonista, devo constatare come in questo caso la vis comica di Pippo appare poco efficace; e nelle sole sei pagine, venuto meno l’aspetto umoristico, resta ben poco su cui soffermarsi.

Infine, in occasione del decennale della scomparsa di Umberto Eco che ha fatto rifiorire i vari social di suoi articoli ed approfondimenti, mi è tornata alla mente torna alla mente la sua definizione di kitsch come “opera che cerca di commuovere simulando sentimenti prefabbricati”: una falsificazione estetica che, nel tentativo di apparire sublime, rivela la propria natura artificiosa.

È forse un riferimento eccessivo – e di certo ingeneroso – ma si avvicina all’impressione lasciata da La strada verso il nulla di Fabio Michelini e Luca Usai. Pur riprendendo il titolo di una canzone dei Talking Heads che apprezzo molto, la storia non riesce a trasmettere le emozioni che l’autore espone in modo esplicito: il coinvolgimento corale dei personaggi di Paperopoli, ciascuno con le proprie peculiarità, rende la narrazione molto lineare e prevedibile. La curiosità di scoprire l’origine della “strada verso il nulla” sostiene la lettura, ma la soluzione, relegata all’ultima pagina, lascia la sensazione che l’obiettivo non sia stato pienamente raggiunto.

Il voto complessivo del fascicolo, dunque, non supera le due stelle, in un 2026 che, almeno per ora, non sembra ancora aver trovato slancio.



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Autore dell'articolo: Paolo Castagno

Sono appassionato lettore e collezionista di fumetti Disney sin da quando ho imparato a... guardare le figure. Il Papersera - sia il sito sia l'associazione - sono per me motivo d'orgoglio!