Topolino 3434

17 SET 2021
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Topolino 3434 - La copertina

Chi, come il sottoscritto, ha amato la produzione Disney degli anni Novanta, non potrà che gioire del ritorno contemporaneo di due penne che hanno fatto grande quel decennio: Alessandro Sisti e Francesco Artibani.

Apre questo numero di Topolino il primo episodio di una storia dedicata alle celebrazioni dantesche. Zio Paperone e il centounesimo canto, scritta proprio da Sisti e disegnata da un Alessandro Perina in ottima forma, parte già benissimo grazie alle prime due tavole, con personaggi che parlano in antico fiorentino (non temete, le didascalie renderanno tutto più chiaro!). Il centounesimo canto si pone come parte di quella saga di ambientazione italiana, già sulle tracce di grandi nomi del Rinascimento, realizzata graficamente da Perina e altri autori per i testi di Bruno Enna.

Nonostante il “passaggio di testimone” autoriale ritroviamo quindi personaggi come Adalbecco Quagliaroli, sua nipote Lucilla (“love interest” di Qui) e zia Peppina. Grazie all’invenzione dei retrocchiali, il clan dei Paperi potrà viaggiare, anche se solo virtualmente, fino all’Italia del Trecento per ritrovare il cosiddetto centounesimo canto della Divina Commedia. Tra casali e palazzi forlivesi, Guelfi Neri e dantisti sospetti, poesia e spionaggio, il mistero si presenta appassionante e ci condurrà sulle tracce di Dante Anatrieri.

Alessandro Sisti sceneggia con la disinvoltura che gli conosciamo un episodio caratterizzato da un cast piuttosto nutrito, in cui ogni personaggio riesce a ritagliarsi il proprio spazio narrativo e, sebbene la lettura di La pietra dell’oltreblù e Il grande gioco geniale sia auspicabile per meglio apprezzare personaggi e rapporti, essa non risulta obbligatoria per fruire questa storia. Menzione di merito per la parte grafica, con personaggi espressivi e tavole dettagliate e suggestive.

Con i retrocchiali ci vuole un attimo a viaggiare nel tempo

Un tratto mai sufficientemente analizzato della produzione di Francesco Artibani, invece, è il suo senso della Zusammenarbeit, del lavoro di squadra. Nella propria trentennale carriera lo sceneggiatore romano ha saputo collaborare con autori come Fabrizio Mazzotta, Silvano Caroti, Alessandro Bottero, Simone Stenti, Lello Arena, Luca Raffaelli, Tito Faraci.

Ducktopia è il frutto dell’ultima delle sue collaborazioni eccellenti, quella con la celebre scrittrice italiana Licia Troisi, che mi sembra superfluo presentare in queste righe. I due avevano già lavorato insieme tempo fa, ma se Zio Paperone e il tesoro extrasolare non mi aveva convinto appieno diverso è il caso di questa storia a puntate, nel quale si possono trovare molti motivi di interesse.

Questo secondo episodio di Ducktopia, intitolato Lo specchio del buio scorre molto gradevolmente grazie a una certa freschezza, complice l’interessante caratterizzazione di Topolino-Topperalt (per approfondire l’amore di Artibani per i mostri potete invece recuperare la mai abbastanza celebrata Monster Allergy, serie capolavoro dei primi anni Duemila).

Topperalt

Il momento delle grandi rivelazioni

Artibani e Troisi creano una sceneggiatura scorrevole in cui non è facile distinguere la mano dell’uno da quella dell’altra, appesantita forse solo dagli eccessivi accenni di worldbuilding, nomi su nomi che si affastellano nel prefinale rischiando di mandare il lettore in confusione.

Ma si tratta di un peccato veniale: fra Bone e The Witcher, Il signore degli Anelli e Dragon Trainer, l’episodio si conclude con un cliffhanger più che intrigante. Alla riuscita dell’episodio concorre certamente anche il lavoro di Francesco D’Ippolito, disegnatore che più di tutti si è giovato della rinnovata attenzione topoliniana per il tratto carpiano.

Mentre i Paperi ricordano, per fisionomia e gestualità, lo stile di Giovan Battista Carpi, sui Topi D’Ippolito si lascia andare a piacevoli personalismi proponendo un Topolino inedito, peculiare che non tutti apprezzeranno ma sicuramente fresco e, mi si passi il termine, “giovane”. Sfondi spettacolari migliorati dal digitale e una resa cromatica eccellente concorrono a dare a questa storia una marcia in più.

Se la prima parte di questo albo ha tutte le carte in regola per intrigare il lettore, diverso è il caso della seconda metà. Con grande dispiacere devo riconoscere di aver trovato tedioso il terzo episodio di Siamo serie! di Sergio Badino e Silvia Ziche. A differenza dei precedenti, in cui il tutto mi era parso più gradevole, qui l’elemento parodistico, gli estenuanti giochi di parole e le miriadi di riferimenti esterni (un po’ della terza stagione di Boris, una spruzzata di Motore/Azione) risultano forzati e affaticanti. I modelli, tra cui ci sono senz’altro i due prodotti che ho citato poc’anzi, sono ben lontani dal risultato finale.

In barca

Il buon cuore di Zio Paperone

Sopravvivi con Indiana: Preparativi di Marco Bosco e Marco Palazzi è una piacevole ma tutto sommato innocua storia breve, che si fa notare soprattutto per i disegni curati. Conclude l’albo Zio Paperone e la Regina del Mare, la consueta gara affaristica fra PdP e Rockerduck, scontata nell’andamento e nelle conclusioni, realizzata da un Gabriele Mazzoleni non al proprio meglio e un Davide Cesarello non sempre al massimo della precisione.

In definitiva un altro Topolino per così dire spaccato a metà, da un lato due episodi molto interessanti prodotti da una coppia di sceneggiatori non così presenti sul settimanale; dall’altro tre prove non esaltanti, con l’ultima pagina occupata da una one page di Alessio Coppola di inattesa e spiazzante banalità.

Vorrei spendere queste ultime righe per parlare di ciò che spesso resta fuori dalle nostre recensioni, vale a dire la copertina e le rubriche.

Sono ormai sotto gli occhi di tutti i frutti della rinnovata attenzione rivolta all’aspetto grafico del settimanale: da un po’ di mesi a questa parte le copertine di Topolino risultano equiparabili a dei veri e propri artwork. La copertina disegnata da Alessandro Perina è sontuosa e spicca nettamente in edicola anche grazie alla spettacolare colorazione opera di Valeria Turati.

Per ciò che riguarda l’aspetto extra narrativo del settimanale, d’altronde, sottolineo la presenza di due interviste molto interessanti. La prima, approfondita e rivolta ai meccanismi della narrazione, è al fumettista e sceneggiatore Menotti, al secolo Roberto Marchionni, fumettista negli anni Ottanta sulle pagine di Cyborg e Frigidaire e coautore di Lo chiamavano Jeeg Robot. Nella seconda, Alessandro Sisti ci parla di musica e Giuseppe Verdi, anticipando il contenuto della sua prossima storia.

In definitiva un albo comunque di buona qualità (al netto di qualche scivolone) che sa creare attesa per il prossimo numero, in cui ci aspettano gli episodi finali di Siamo serie! e Ducktopia.



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Autore dell'articolo: Manuel Crispo

Medico con la passione per la scrittura, pker di vecchia data, come tanti ho iniziato a leggere con Topolino. Col tempo ho divorato voracemente manga, manhwa, historietas, BD e tutto ciò che è targato Sergio Bonelli, ma l'incredibile mondo Disney resta il mio primo amore.