Topolino 3449

01 GEN 2022
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Topolino 3449

Spetta ad una nuova saga fantasy traghettarci verso l’anno nuovo: per la precisione, Cronache degli antichi regni di Alessandro Sisti e Francesco D’Ippolito (da un’idea del direttore Alex Bertani). D’Ippolito, in forma smagliante e sempre più adatto a queste atmosfere dopo Ducktopia, appare anche come supervisore della colorazione.

Questo primo episodio, L’araldo delle tempeste, è abbastanza lineare, ma spicca l’uso di Gilberto come elemento di disturbo di una trama già macchiata da un più o meno latente conflitto in corso tra due potenti regni. Rimane dunque la curiosità di vedere come un personaggio così particolare possa far deflagrare il suo potenziale.

Segue il consueto episodio della serie Topolino giramondo di Giuseppe Zironi, Topolino e il triplo Capodanno. Episodio forse non così consueto, in verità, dato che mescola l’ispirazione avventurosa e naturalistica all’istanza celebrativa del nuovo anno. Il risultato è forse un po’ accidentato nel ritmo, ma si respira comunque l’afflato di coraggio e di affetto del Topolino zironiano.

Sfruttando (non sempre per sua scelta) i paradossi del fuso orario, Topolino riesce a celebrare, appunto, ben tre Capodanni, in un’autentica ridda di viaggi in slitta, pericoli mortali che appaiono e scompaiono nella tempesta, e momenti di autentica complicità con Minni.

A farne le spese è forse la compattezza della narrazione, che si trova a volte frammentata da piccoli inserti quasi autonomi, a causa della mescolanza non sempre felicissima dei due diversi “toni” del racconto.

Di anno in anno

Saltelli nel tempo

Le due brevi che seguono, invece, non convincono davvero, e puntano una volta di più i riflettori sul “problema umorismo” del settimanale.

Un umorismo che o attinge ad un’ottima vena, rara quanto efficace, oppure appare omogeneo ad una generica leggerezza che però non basta a strappare la risata.

È appunto il caso di Paperoga e il mostro di puzza di Marco Nucci e Nicola Tosolini e di Miao cronache feline: Fuori portata di Pietro Zemelo ed Enrico Faccini.

La prima storia si impernia su un fatto bizzarro, la nascita di un mostro fatto di puzza in casa di Paperoga, e non va troppo oltre, volendo trarre dal presupposto delle conseguenze più vagamente poetiche che comiche in senso stretto: di nuovo, quel diffuso senso di leggerezza e vaporosità tipico delle prove più spensierate di Nucci, che è inevitabilmente condannato ad esiti alterni.

La seconda si inserisce nel filone (già non molto felice) delle recenti storie con Malachia, in cui persino Faccini, mancando lo spunto paradossale e l’opportunità di far recitare a fondo i personaggi, non riesce a far ingranare l’azione.

La storia più inattesa dell’albo è Topolino e il web 2 punto e basta di Alessandro Sisti e Casty. Inattesa non tanto per i disegni di Casty al servizio della penna di qualcun altro (fenomeno inusuale ormai solo fino a pochi mesi fa), ma per la gestione di eventi e personaggi davvero ai limiti del paradossale.

Il dottor Enigm, ospite speciale della vicenda, appare un poco snaturato e calato in un ruolo troppo stretto tanto per lui tanto per le apparenti potenzialità della vicenda. La citazione (che non riveliamo) a una recente lunga storia di Topolino non giova alla credibilità della trama, e lascia anzi con una lieve sensazione di aver assistito ad un passo falso nella ricerca della continuity interna, sinora invece autentico fiore all’occhiello del settimanale.

Alta, invece, l’attesa per una interessante storia in arrivo sul prossimo numero, ispirata al viaggio della zattera Kon-Tiki nel 1947 e scritta dallo sceneggiatore Sergio Cabella, che si avvarrà dei disegni di Ivan Bigarella. Appuntamento quindi a mercoledì prossimo: buona lettura!



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Autore dell'articolo: Guglielmo Nocera

Studente di dottorato in matematica (e incallito lettore di tutto il resto), mi sono formato su I Grandi Classici Disney, che acquisto tuttora recensendoli insieme all'amico Davide Del Gusto, e Topolino Story prima serie. Venero la scuola Disney classica, dagli ineguagliabili vertici come Carl Barks e Guido Martina ai suoi meandri più riposti come Attilio Mazzanti e Roberto Catalano (l'inventore della macchina talassaurigena). Dallo sconfinato affetto per le storie di Casty sin dagli esordi (quando lo confondevo con Giorgio Pezzin) deriva il mio antico nome d'arte, Dominatore delle Nuvole. Scarso fan della rete, resto però affezionato al mondo del Papersera, nella convinzione che la distinzione tra esegesi e nerdismo sia salutare e perseguibile. Attendo sempre con imperterrita fiducia la nomina di Andrea Fanton a senatore a vita.