Gli Albi della Rosa / Albi di Topolino

14 GIU 2024

Un’avventura durata quasi trent’anni

Albi della Rosa - il primo numero

Il primo numero del 16 maggio 1954.

In edicola dal 16 maggio 1954 al 4 aprile 1982, gli Albi della Rosa (poi, dal 1967, Albi di Topolino) sono la testata Disney che – dopo Topolino – può vantare, con le sue 1430 uscite, il più alto numero di fascicoli posti in vendita.

In realtà, la rivista era stata concepita dalla Mondadori e dal direttore Mario Gentilini per ristampare in formato tascabile tutte le storie già pubblicate sugli Albi d’Oro. Tuttavia, proprio in quegli anni la Disney, nel rinnovare i diritti alla casa editrice italiana, aveva chiesto e ottenuto la cessazione delle serie “miste” che in edicola pubblicavano il suo materiale alternandolo ad altri fumetti; gli stessi Albi d’Oro dovettero quindi in breve tempo trasformarsi: con l’ottobre 1956, il settimanale che aveva ospitato accanto a Paperino anche Bugs Bunny, Pecos Bill e tanti altri eroi dei fumetti divenne un mensile “tutto Disney” intitolato Almanacco Topolino. E quando sul numero 16 del 12 dicembre 1954 gli Albi della Rosa pubblicarono la versione a fumetti del lungometraggio animato italiano La rosa di Bagdad (premiato nel 1949 al Festival del Cinema di Venezia) le reazioni da oltre oceano costrinsero la Mondadori a una pronta correzione di rotta: la nuova testata sarebbe stata anch’essa un “tutto Disney”, attingendo per le ristampe non solo dagli Albi d’Oro ma anche da Topolino.

Il nome stesso cambierà in tal senso, ma solo molti anni dopo: col numero 635 (il primo del 1967), pur mantenendo la numerazione progressiva, la collana diventa Albi di Topolino, abbandonandosi così totalmente nelle braccia di Burbank. La rosa del titolo originale era invece tipicamente mondadoriana, costituendo il logo stampato sulle edizioni pregiate della casa di Segrate: la sua scelta alludeva dunque a un impegno per realizzare un prodotto di alto livello editoriale.

Gli Albi della Rosa / Albi di Topolino - La Rosa di Bagdad

Immagine promozionale della ristampa del giugno 1966 de “La rosa di Bagdad” (come supplmento all’Almanacco Topolino n°6), che era stata proposta nel n. 16 degli Albi di Topolino del 12 dicembre 1954, l’unico non-Disney della serie, a sua volta ristampa dell’Albo d’Oro n. 242 del 30 dicembre 1950.

Nel primo anno di vita della testata (tra il 16 maggio 1954 e il 15 maggio 1955) uscirono 26 numeri con cadenza quindicinale, mentre dal n. 27, (Paperino e il terribile 3P, che riproponeva un “pastone” ottenuto incollando tre brevi storie di Barks) la cadenza divenne settimanale; e questa rimase la periodicità per tutta la vita della rivista. La foliazione fu di 32 pagine per i primi 33 numeri, poi di 36 fino al 452; fu portata a 52 con Topolino e l’idolo dolente del 14 luglio 1963, in occasione di un forte aumento del prezzo di copertina (da 30 a 50 lire a copia); e ritornò a 36 col numero 1247 del 1° ottobre 1978.

A proposito di prezzi, il numero 1 costava 20 lire; col numero 33 del 26 giugno 1955 si passò a 25 (con 4 pagine in più), per salire a 30 lire in concomitanza del numero 113, uscito il giorno dell’Epifania del 1957. Il prezzo si mantenne stabile – in proporzione al numero delle pagine, come detto sopra – fino alla fine degli anni Sessanta, poi cadde preda dell’inflazione. Venne infatti portato da 50 a 70 lire col numero 773 del 31 agosto 1969; nel 1974 subì due aumenti ravvicinatissimi, passando dapprima a 80 lire il 5 maggio (numero 1017) e poi a 100 lire l’11 agosto (numero 1031); balzo del 50% col numero 1143 del 3 ottobre 1976, prezzato 150 lire, e ulteriore incremento “mascherato” due anni dopo, quando vennero tagliate 16 pagine lasciando invariato il prezzo. Col numero 1297 del 16 settembre 1979 il settimanale divenne “Tutto a colori”, e si colse l’occasione per arrivare alle 200 lire; ultimo aumento – di nuovo del 50%! – il 10 maggio 1981, con le 300 lire del numero 1383, che sarebbero state mantenute fino alla chiusura della collana.

Va notata anche la presenza di quattro fasce dimensionali: nella prima (numeri da 1 a 32) l’altezza del fascicolo (in centimetri) è di 17.8, con la seconda (numeri da 33 a 100) si riduce a 16.2, la terza (numeri da 101 a 661) sale a 18.8, e la quarta (numeri da 662 a 1430) ritorna agli originari 17.8. La larghezza varia, anche all’interno di ciascuna fascia (probabilmente a seconda delle tirature), fra 12.2 e 12.5.

Le storie

La storia ospitata sul numero 1 degli Albi della Rosa fu Topolino e il tesoro del Rajah, disegnata da Bill Wright su testi di sceneggiatore ignoto e originariamente apparsa negli USA nel numero 231 della collana-contenitore Four Color Comics, datato giugno 1949. La versione italiana venne ripresa dalla pubblicazione sull’Albo d’Oro numero 171, dello stesso anno.

Albi della Rosa - Barks

Il numero 30, il primo a ristampare una storia proveniente dal Libretto.

Il numero 30 del 5 giugno 1955 ospitò la prima storia proveniente da Topolino: il Barks di Paperino e la clessidra magica, originariamente apparso in due puntate sui numeri 25 e 26 della testata madre, che nel giro di qualche mese divenne in effetti la sorgente primaria delle storie ristampate. Oltretutto, Topolino aveva lo stesso formato degli Albi della Rosa: potevano così essere direttamente utilizzati gli impianti originali. Le tavole pubblicate sugli Albi d’Oro non erano soltanto più grandi di circa il 25%: le proporzioni fra base e altezza risultavano diverse, e quindi bisognava procedere a un lavoro di editing per allungare le vignette, spesso rifacendo parte del lettering e aggiungendo particolari dello sfondo.

Questo, per le storie di produzione italiana, avveniva ritagliando i disegni originali, incollandoli su un cartoncino delle giuste proporzioni ed intervenendo poi manualmente per gli altri dettagli; ne risultava così di fatto la distruzione delle tavole utilizzate per la prima pubblicazione. Lo stesso meccanismo, a maggior ragione, si applicò alle ristampe dall’Almanacco Topolino, dove le tavole presentavano quattro strisce di due vignette: per migliorare la leggibilità nel formato più piccolo, le storie vennero tutte “rimontate”, con la stessa tecnica operativa, in un maggior numero di pagine con tre strisce di due vignette ciascuna.

Va detto anche che la testata non visse di sole ristampe: per completare la foliazione, vi furono ad esempio ospitate alcune gag di una pagina disegnate da Barks altrimenti inedite in Italia. Anche alcune brevi storie disegnate da Jack Bradbury videro sugli Albi della Rosa la loro prima uscita italiana. Come riempitivo, vennero poi pubblicate strisce giornaliere di Gottfredson, tavole domenicali di Manuel Gonzales e le strip di Paperino disegnate da Al Taliaferro; per non parlare della saga di Mopsi, Giso e Leo, riproposta in questo volumetto.

Gli albi della Rosa

Due pubblicità per Gli Albi della Rosa uscite rispettivamente su Topolino 204 e 207.

Gli Albi della Rosa / Albi di Topolino si sono dimostrati per un lungo periodo un’ottima testata, che per una spesa modica offriva la possibilità di rileggere (o scoprire) le storie uscite su Topolino e sugli Albi d’Oro che non venivano ristampate sui Classici Disney. All’inizio si trattava di tutte le storie che si sviluppavano su una sola puntata; poi, quando queste cominciarono a essere ospitate sui Classici, fu riservata agli Albi la ristampa della produzione minore: fu forse questa scelta che condusse al declino la testata.

L’ultimo numero degli Albi di Topolino, il 1430, chiuse in sordina un trentennio di avventure ospitando due anonime storie brevi di produzione americana: Topolino e l’isola dell’orrore, scritta da Howard Swift per le matite di Owen Fitzgerald, e Super Pippo K.O., disegnata da Jack Manning su sceneggiatura anonima.

Le copertine

Albi di Topolino

Il formato più classico e riconoscibile degli Albi di Topolino.

Per molti anni al nome Albi della Rosa fu lasciato solo un piccolo spazio nella copertina, riservando la scritta più evidente al titolo della storia principale (o unica) dell’albo, alla quale era dedicata anche l’illustrazione. Più in dettaglio, i primi 136 albi si limitavano a riportare un piccolo stemma nell’angolo in alto a sinistra; dal 137 al 156 la scritta “Albi della Rosa” venne collocata in una stretta banda orizzontale in alto, mentre dal 157 in avanti la stessa banda venne spostata in basso.

Con il passaggio alla dicitura Albi di Topolino, il nome della testata – ricollocato in alto – assunse maggiore evidenza, mentre il titolo della storia principale non fu più disegnato dal copertinista, ma scritto con caratteri tipografici. Poche volte (rispetto a quanto avveniva per Topolino) si utilizzò una cover americana; nelle primissime annate si riprese pari pari il disegno di copertina dell’Albo d’Oro di cui si ristampava la storia, ma prevalentemente ci fu un intervento grafico originale, e i disegnatori che lavoravano in redazione (Michele Rubino, Ambrogio Vergani, Giuseppe Perego – di gran lunga il più presente – Massimo De Vita, Marco Rota e Giancarlo Gatti) illustrarono, ciascuno col suo personale tratto, l’avventura principale ristampata nel fascicolo.

Ciò avvenne fino al numero 1075 del 15 giugno 1975, quando la grafica della testata venne modificata, il titolo dell’avventura scomparve e l’illustrazione di copertina perse ogni riferimento alla storia contenuta nell’albo, trasformandosi in una galleria di personaggi Disney ritratti da Marco Rota. Dal numero 1111 del 22 febbraio 1976 al numero 1146 del 24 ottobre 1976 paperi e topi praticarono uno sport olimpico, in onore dei Giochi di Montreal, mentre i numeri dal 1147 al 1174 presentarono i personaggi in costumi d’epoca, prevalentemente militari.

Albi di Topolino

Immagine promozionale del ritorno degli Albi.

Il numero 1175 del 15 maggio 1977 portò un nuovo mutamento della grafica della testata, e l’illustrazione di copertina tornò a essere riferita alla storia principale, fino al numero 1296 del 9 settembre 1979. Il numero 1297 fu il primo “Tutto a colori”, con ulteriore modifica della testata e ritorno alla galleria di personaggi. Infine, dal numero 1371 del 15 febbraio 1981 al 1430 (l’ultimo) le copertine ripresero la rivisitazione storica de “Il costume nei secoli” da parte di Marco Rota e Giancarlo Gatti, che così nell’ultimo anno di vita della testata “istruirono” i lettori sugli abiti in uso nel mondo. Le stesse immagini vennero poi ristampate, quattro per volta, nella retrocopertina degli ultimi numeri.

Nel novembre 1993 la nuova licenziataria dei fumetti disney, ovvero Disney Italia, decide di riproporre la testata (Albi di Topolino nuova serie) proponendo, mensilmente, il piccolo formato spillato degli albi, con fascicoli da 68 pagine e costo contenuto (1500lire per poi diventare 1800lire nell’agosto 1996), e tre storie non troppe lunghe al suo interno. Una testata unica per formato e prezzo, ma non certo particolarmente memorabile. Ideale come primo ingresso nel fumetto disney, chiude nel novembre 1999 dopo 73 numeri.

Curiosità

Il numero 201 (14 settembre 1958), intitolato Topolino e i ladri ipnotici, ospitò la gag barksiana Paperino e le tentazioni, uscìta pochi mesi prima in Brasile ma ancora inedita negli USA: era stata infatti eliminata dal numero 19 di Uncle Scrooge per far posto a una pubblicità, e non sarebbe apparsa in madrepatria fino al 1990 (la prima pubblicazione in lingua inglese avvenne nel 1961 in Australia, sul Giant n.219).

Stranamente, nel numero 416 il disegno di copertina – assieme alla scritta che lanciava il contenuto dell’albo – venne dedicato alla seconda storia Paperino e il mago della pioggia (un ten pager di Barks) anziché alla prima e più lunga Paperino e il faro dei naufragi di Jack Bradbury.

Lilli e il randagio

L’uscita con il maggior numero di pagine.

Il “numero speciale” 633 del Natale 1966 fu il più corposo, 68 pagine tutte utilizzate per la storia Lilli e il randagio, riduzione a fumetti del film Lady and the Tramp, scritta da Del Connell e disegnata da Al Hubbard (ristampata dai numeri 125 e 126 di Topolino), al prezzo di 100 lire.

I tre numeri dal 797 del 15 febbraio al 799 dell’1 marzo 1970 contenevano un gadget: un’etichetta adesiva “Pigna scuola” raffigurante un personaggio Disney, da applicare su un libro o quaderno scolastico una volta compilata coi propri dati personali.

Nei quattro numeri dall’865 del 6 giugno all’868 del 27 giugno 1971 la copertina riportava lo strillo GRANDE CONCORSO: in ciascuno dei quattro albi erano stampate tre parti di una scenetta a tema musicale (suddivisa, quindi, in 12 riquadri) che andavano ricomposte su una cartolina prima di spedirla. Il titolo del concorso era “Ma che musica…”

Sul numero 905 del 12 marzo 1972 (e sui sette fascicoli successivi) le copertine, illustrate da Perego, vennero stampate su un cartoncino più spesso; i disegni erano fustellati per dare la possibilità di staccarli.

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Questo articolo – apparso originariamente su “Fumo di China” nel 2004, in occasione del cinquantenario degli Albi della Rosa – è stato scritto da Marco Barlotti e da Francesco Gerbaldo, che ci ha lasciato prematuramente lo scorso anno; Armando Botto lo ha parzialmente rielaborato per il volumetto dedicato a Mopsi Giso e Leo.

Autore dell'articolo: Francesco Gerbaldo

Francesco Gerbaldo è nato a Savigliano il 15 luglio 1979 e su Topolino 1233 (che porta la stessa data), esordiva Bruno Concina. Da sempre appassionato di tutto quanto fa Disney, Francesco col tempo imparò a riconoscere i tratti di praticamente tutti gli autori tanto che Lidia Cannatella lo definì "impallinato d.o.c.". Appassionato particolarmente degli autori cosiddetti "gregari" come Giulio Chierchini, Alessandro Del Conte, Valerio Held, Salvatore Deiana, Bill Wright e Tony Strobl non disdegnava comunque le grandi storie di Scarpa, di Barks, di Don Rosa e di Gottfredson. Raggiunto il suo sogno, di essere un collaboratore fisso della redazione Panini per le pubblicazioni Disney, un destino atroce ed improvviso lo sottrae all'affetto nostro e dei suoi cari il 2 marzo 2022. In sua memoria l'Associazione Papersera ogni anno partecipa alla manifestazione Savix Comics & Briks organizzata dal comune di Savigliano proprio per celebrare la memoria di Francesco.

Autore dell'articolo: Marco Barlotti

Fiorentino al 100%, nato nel 1953, professore associato di Matematica presso l'Universita' di Firenze dal 1988, sposato (1978) con due figli (1981 e 1988), molto soddisfatto sia del lavoro che della famiglia. Ha imparato a leggere (a 5 anni) su "Topolino", l'inglese (a 12 anni) sui "Peanuts", e a scrivere di fumetti (a 48 anni) per "Fumo di China". Hobby non fumettistici: giochi (di carte, di dadi, di tavoliere, di carta e penna, ecc. ecc.), origami e cinema (regista di gran lunga preferito: Billy Wilder). Appassionato da sempre di Barks, Bottaro e Scarpa (in quest'ordine), ha poi imparato ad apprezzare Ziche, Cavazzano ed altri giovani autori. In campo non disneyano predilige Jacovitti, Schulz ed Eisner, ma negli ultimi mesi sta imparando ad apprezzare King e fa indigestione di "Gasoline Alley".

Autore dell'articolo: Armando Botto

Genovese (ma residente nei pressi di Savona), ingegnere elettronico (ma avrebbe voluto fare il traduttore, o il bibliotecario, o entrambe le cose). Hobby non-fumettistici: musica (con predilezione per il progressive rock di mezzo secolo fa), calcio (con predilezione per una squadra che vinceva scudetti un secolo fa). Come la maggior parte dei suoi coetanei, ha imparato a leggere su "Topolino"; alla fine delle elementari, sentendosi troppo maturo, è passato a "Tex"; dopo le medie, per lo stesso motivo, si è buttato su "Linus"; all'università non leggeva quasi fumetti. Ha poi iniziato un implacabile percorso di regressione che lo ha riportato prima a "Linus", poi a "Tex", quindi nuovamente a "Topolino" ed ai fumetti Disney in generale. Prevedendo quindi che tra pochi anni disimparerà a leggere, ha pensato bene di provare a scrivere qualcosa.