Topolino 3559

27 FEB 2024
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Topolino 3559

Topolino, beatamente appollaiato su un ramo, osserva con sguardo sognante un tempio nipponico immerso nella natura. È uno spettacolare acquerello di Paolo Mottura ad aprire il numero 3559 di Topolino: una copertina da lustrarsi gli occhi, tra le più belle degli ultimi anni, che si ricorderà senz’altro anche in quelli a venire.

L’immagine si riferisce a Topolino e l’incredibile Toshio, nuovo capitolo di Topolino giramondo. Come spesso accade in questa serie, la trama gialla e avventurosa, elaborata da Giuseppe Zironi nelle vesti di autore completo, è marginale: l’importante è farci gustare le atmosfere tipiche delle zone in cui Mickey realizza i suoi reportage, nel caso specifico i colori e i sapori autunnali del Giappone. In tal senso Zironi ci regala tavole curatissime, come le intere pagine 11, 20 e 21. Notevoli anche i riferimenti ad alcuni usi e costumi della tradizione, oltre che al kendō, l’arte marziale più diffusa in quelle regioni lontane.

La storia ruota attorno alla rivalità tra due piccoli stabilimenti termali e a un simpatico macaco, il Toshio del titolo, con l’hobby della fotografia. L’intreccio risulta piuttosto semplice e per certi versi prevedibile, ma, come detto, non sta lì il fulcro del racconto. A mancare, casomai, è un po’ di quella magia che permeava alcuni episodi precedenti, in grado di avvolgere irresistibilmente il lettore, trasportandolo e accompagnandolo per mano fra i luoghi visitati da Topolino. Sarebbe un peccato, comunque, che l’acuto sguardo zironiano sul Paese del Sol Levante, una terra ricca di storia, cultura e suggestioni, si esaurisse con queste trentadue tavole.

Segue Il ritorno degli eroi, secondo dei tre episodi della nuova saga di Ducktopia. Dopo che il primo era stato incentrato su un’efficace analisi psicologica di Gambadilegno e Trudy, coppia di cattivi forzatamente separata, si passa a una maggiore azione, con il coinvolgimento di Bocciolo e del padre, che riescono a rimandare i protagonisti nella loro dimensione. Tutto, insomma, sembrerebbe essersi risolto per il meglio, ma ben presto scopriamo che non è affatto così. E qui la trama si complica, rischiando di provocare un’emicrania a chi non sia avvezzo alle anomalie del multiverso

Il vecchio Pietro non c’è più…?

Resta, in ogni caso, una certa curiosità per come Francesco Artibani e Licia Troisi avranno congegnato l’epilogo e per il destino che toccherà all’ex sovrano illuminato, ora denominato Pietro il Puzzone (!). Sono, come sempre, molto validi i disegni di Francesco D’Ippolito, seppure a tratti la colorazione appaia fin troppo cupa o sbiadita.

Abbiamo poi Il re delle frittelle, primo episodio della neonata serie Pianeta Paperino, realizzata ai testi da Vito Stabile e ai disegni da Marco e Stefano Rota sulla falsariga di Pianeta Paperone. Lo sceneggiatore mostra una volta di più di conoscere alla perfezione il background dei nostri eroi, concentrando stavolta l’attenzione su una caratteristica ben nota di Paperino: l’innata abilità nel cucinare le frittelle, riconosciuta in modo tangibile anche da nipotini e Zione. Perché, allora, visto che è sempre in bolletta, non l’ha mai messa a frutto per guadagnarci qualcosa? A questa domanda risponde una minimalista ten page d’ispirazione barksiana, che scivola via leggera, lanciando un’occhiata benevola a un aspetto della psicologia di Donald. Tutto ha un sapore decisamente rétro, accentuato dal consueto stile vintage dei Rota.

Archimede e lo sciame vagante fa parte del ciclo Topolino Comics & Science, che da diverso tempo era assente dalle pagine del libretto. Marco Bosco si occupa di un tema ecologico d’attualità, la carenza di insetti impollinatori, che in questo caso affligge la fattoria di Nonna Papera. La soluzione robotica progettata dall’inventore paperopolese è fantasiosa ma in fondo nemmeno troppo distante dalla realtà, come apprendiamo dal redazionale che segue, in cui sono intervistati al riguardo tre fisici di chiara fama (Giulia Pacchioni, Andrea Taroni e Federico Levi).

L’entusiasmo di Paperoga è coinvolgente!

Per essere una storia che scorre su binari obbligati, l’autore se la cava egregiamente, riuscendo a trovare la chiave giusta per non annoiare e, allo stesso tempo, trasmettere con chiarezza il messaggio desiderato. Funzionali allo scopo i bei disegni puliti di Giampaolo Soldati.

Chiude l’unica storia a sé stante, Paperino, Paperoga e la notte dei cavalli a dondolo. Qui i due cugini sono protagonisti di sgangherate peripezie mentre girano il trailer di un film horror da presentare a un concorso per nuovi talenti. Rudy Salvagnini elabora una trama vivace, con alcune chicche, come la penultima vignetta di pagina 147, in cui Paperino con la torcia accesa entra per errore in un’inquadratura che dovrebbe incutere spavento.

Lucio Leoni, alle matite, svolge ottimamente il proprio compito, con uno stile che aggiunge dinamismo e divertimento, valorizzando il soggetto: azzeccatissime, ad esempio, le espressioni rapite dei protagonisti nell’ultima vignetta di pagina 138, mentre già intravedono un roseo futuro nel cinema.

Tra gli altri contenuti, si segnala la rubrica Fumettando, che nell’occasione ci spiega come disegnare uno dei personaggi più complessi, Pippo, grazie alle sapienti indicazioni di Lorenzo Pastrovicchio. C’è anche un’intervista a Licia Colò, che contribuisce a lanciare il volume I gatti raccontati da Topolino, in edicola con Topolino 3560.

In definitiva, si tratta di un numero abbastanza interlocutorio, mediamente gradevole, pur senza picchi significativi, né in alto né in basso. La valutazione si attesta pertanto sulle due stelle e mezza.



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Autore dell'articolo: Fabrizio Fidecaro

A cinque anni cominciai a leggere Topolino, a sette fui travolto dal vento del sud. Da allora il fumetto Disney ha sempre fatto parte della mia vita. Amo lo sport (da spettatore), i libri di John Fante e Simenon, i film di Hitchcock e Wes Anderson. Il Papersera mi ha dato l'opportunità di incontrare grandi autori e nuovi amici.