I giganti di Topolino

08 MAR 2022

Introduzione

Nel luglio 2005 il panorama dell’edicola Disney era abbastanza desolante. A presidiare l’area dei collezionisti erano rimasti solo Zio Paperone e Le Imperdibili (I Maestri Disney aveva solo due uscite semestrali), mentre gli spillati di nuova generazione, PK – Pikappa e X-Mickey, avevano chiuso i battenti). Per cui l’arrivo de I giganti di Topolino fu un fulmine a ciel sereno, completamente inaspettato. A maggior ragione se consideriamo gli intenti della rivista. Un’anomalia che, infatti, avrà vita breve.

Storia

Questa breve testata, di soli sei numeri, appare davvero unica, ed era di un coraggio estremo: a tanti anni di distanza ci si stupisce di come un simile progetto abbia avuto luce verde. Partiamo dal formato, enorme, davvero voluminoso: 21×29,7cm.

Per fare qualche esempio, più grande dell’Almanacco Topolino (17,8×25,5cm) e uguale alle Grandi Parodie Disney (scomparse dalle edicole nel febbraio 2001). Il numero di pagine – 244 – era in linea con gli standard dell’epoca. Il prezzo, rimasto sempre stabile a 4,90 €, era elevato ma commisurato alla dimensione.

Pubblicità usata per il lancio della testata, con la fotografia delle piramidi come sfondo

Ma a colpire è ovviamente l’intento della testata. La direttrice dell’epoca di Topolino, Claretta Muci, presentava con grande enfasi il progetto, con queste parole: «Davanti al cartoncino 24×35 cm, con le vignette ben squadrate (quanta pazienza…) e le immagini a china degli artisti, non si finisce mai di provare emozioni, stupore, persino vertigini. Sensazioni che, quando il fumetto viene ridotto al formato del giornale e i disegni vengono colorati, certamente non si perdono, ma cambiano, questo sì».

Il grande formato serve a (quasi) replicare le dimensioni delle tavole originali, mentre il bianco e nero conferma l’intenzione di presentare al lettore la storia così come esce dalle mani del disegnatore.

Afferma ancora la Muci: «Perché il bianco e nero del disegnatore è ciò che contiene, definitivamente e per sempre, l’essenza della storia: la fusione tra la fantasia e l’anima dello sceneggiatore con la fantasia e l’anima del suo compagno di viaggio, che traduce, interpreta, reinventa il sogno dell’altro con forme, luci e ombre. E poi lo porge, come un regalo, a noi lettori, avidi… di sogni degli altri». Via gli orpelli della colorazione, benvenuta la purezza dell’inchiostro e dei contrasti delle campiture.

Nelle pubblicazioni Disney il bianco e nero è sempre stata una scelta dettata da condizioni economiche (proponendo un prezzo minore) o tecnologiche (quando la stampa non era così avanzata da consentire colori smaglianti). A parte in Topostrips, in cui l’assenza di colori era dettata dall’impostazione originale del lavoro di Floyd Gottfredson, nessun albo presentava storie solo in bianco e nero, direttamente dalle tavole originali. Un’idea totalmente inedita, dunque, senza precedenti.

Il Papersera espresse interesse ed entusiasmo per l’iniziativa: il primo topic fu piuttosto seguito, con numerosi apprezzamenti per il bianco e nero e il tipo di carta usata, che esaltava il ricco tratteggio a china degli autori coinvolti. Punto di merito era anche la generale buona scelta di storie recenti.

Ogni numero aveva un titolo, sul cui tema venivano scelte le storie e realizzate le copertine, tutte ottime, ad opera di Giorgio Cavazzano. Ecco, qui di seguito, i titoli:

  1. Le grandi avventure (luglio 2005)
  2. Storie in costume (settembre 2005)
  3. Storie di Natale (novembre 2005)
  4. I cattivoni (gennaio 2006)
  5. I supereroi (maggio 2006)
  6. Topi e paperi in vacanza (agosto 2006)

Copertina dell’ultimo numero, per una breve testata felice

Come si vede, sono temi generici, calati nel contesto temporale (come il numero natalizio poco prima di dicembre), perfetti per pubblicare un po’ di tutto. La selezione delle storie risulta decisamente felice, pescando nel ventennio 1985-2004 (e una storia del 1980).

Proprio per ragioni tecniche non era possibile andare troppo in là nel tempo. Nel 1988, con il passaggio da Mondadori a Walt Disney Company Italia, purtroppo la quasi totalità delle tavole originali si perse irrimediabilmente. Quindi, anche per una maggiore semplicità, la selezione è ricaduta soprattutto su storie recenti. E va sottolineato come la scelta sia sempre stata ottima.

Ogni numero propone storie di alto livello. Il primo presenta un vero capolavoro come lo Strappo cronospaziale, oppure l’eccelsa Formula della ricchezza, e il dinamico Terzo Nilo di un ispirato Cavazzano. Il numero natalizio ha una vicenda esilarante ad opera di Silvio Camboni autore completo e un melanconico Pippo di Massimo De Vita. Il numero sui cattivi presenta un brillante doppio di Mezzavilla e uno scatenato Savini. Infine, indimenticabile la presenza di un folle Faccini nel numero conclusivo.

D’altronde, una testata così difficile doveva sostenersi su storie di alto livello e, in gran parte, la scelta è stata adeguata. La cura riservata al confezionamento era notevole. Il disegno di copertina si ripresentava, in minor formato, in quarta, con di sfondo la presenza costante di vignette sparse dalle varie storie presenti nel numero. La testata presentava, giustamente un carattere gigantesco, dello stesso colore della banda che faceva da sfondo e presentava lo slogan “Le storie + belle come non le avete mai viste”.

Giustamente si puntava tutto sulla possibilità, inedita, di presentare le avventure come uscito dallo studio dell’artista. Tra le storie, in ogni numero, facevano capolino delle illustrazioni inedite di Andrea Ferraris (15 in totale), ovviamente in bianco e nero, dedicate ad alcune delle storie pubblicate. Inoltre, ogni uscita era introdotta da un breve editoriale della Muci. Uno sforzo insomma non indifferente, per una testata senza pubblicità.

Tutto il progetto era decisamente una scommessa, che in poco più di un anno evaporò. Dapprima bimestrale, il quinto numero uscì quattro mesi il quarto, e l’ultimo tre mesi dopo. Evidentemente furono fatti uscire in maniera disordinata e confusa, quando la rivista era già compromessa e gli ultimi due numeri già pronti.

Conclusioni

Questo piccolo esperimento coraggioso e ardito non poteva che terminare così, in maniera rapida. Nonostante questa sia una testata minore e minuscola nello sterminato panorama disneyano, fa piacere ricordarla. Essa testimonia infatti l’intenzione di voler realizzare un prodotto semplice ma artisticamente puro, vicino alle intenzioni degli autori e del processo creativo. Un modo, insomma, per ricordare che dietro le pagine a fumetti c’è un sapiente lavoro manuale che merita di essere ricordato e celebrato. Anche con una testata piccola, ma grande, anzi, gigantesca.

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Le nostre recensioni

NumeroVoto del recensoreVoto medioForumInducks
I giganti di Topolino 3 54.5

Autore dell'articolo: Amedeo Badini

Il fumetto è sempre stato una mia grande passione, sotto forma prima di un rassicurante Topolino a cadenza settimanale, per poi inoltrarsi nel terreno filologico-collezionistico. Questo aspetto critico mi ha permesso di apprezzare altri autori, da Alan Moore a Jeff Smith, e soprattutto di affinare la curiosità verso tutta la nona arte del fumetto. Disney è il mio primo campo, ma non disdegno sortite e passeggiate in territori vicini. Per il Papersera ho scritto più di 100 recensioni, oltre ad aver curato una parte degli articoli sulle testate disney del passato. Inoltre, ho realizzato il Don Rosa Compendium, un'analisi dettagliata di tutte le storie del grande autore del Kentucky. Scrivo di fumetto e di cinema anche per il settimanale Tempi, per Lo Spazio Bianco e per la Tana del Sollazzo.