Topolino 3377

16 AGO 2020
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Topolino 3377

Per capire quanto questa copertina sia sconclusionata, provate ad immaginare Batman al posto di Paperinik…

Buono davvero questo numero di Topolino, sebbene mi trovi ad iniziare questa recensione commettendo un reato di lesa maestà… La cosa meno riuscita è la copertina di Cavazzano: un Paperinik in spiaggia sotto il sole, a giocare con Gastone, con l’ineludibile “look-in-camera” e sorrisone verso il lettore suona male come un disco di Nino D’Angelo!

Però l’interno è di tutt’altra pasta. Si apre con la storia in due tempi di Gervasio disegnata da Vian, Paperinik e la vacanza di fortuna: non è certo il Paperinik vendicatore delle origini che prediligo, ma la storia garantisce una lettura piacevole, senza grossi intoppi, alcune gag che mi hanno fatto sorridere e le “solite” citazioni cui l’autore ci ha abituato. Stavolta tocca a Paperin Hood e al nome dei due fratelli: sebbene venga nominato il solo Castore, non si fa fatica ad immaginare quello dell’altro e a collegarli alla classica Paperinik allo sbaraglio. Certo, forse la parte finale con il quasi-monologo di Gastone sembra un po’ forzata e sa di già sentito, ma ripeto, la storia è molto valida.

Poco convincenti, secondo me, le vignette iniziali, con inquadrature dove i protagonisti occupano gran parte dello spazio della vignetta con i loro primi piani, invadendo quasi lo spazio del lettore mi verrebbe da dire; qualche “ripresa” con un campo un po’ più lungo non avrebbe di certo guastato, anzi! Dimostrazione ne siano le tavole notturne in campo lungo molto più godibili e ricche di tratteggio. Infine, non voglio neanche nominare i ridicoli rimaneggiamenti delle vignette dove si supponeva ci fosse un’arma in mano ai personaggi…

Da diabolico vendicatore armato di pistola paralizzante, a ridicola oca starnazzante il passo è breve…

Gran bella sorpresa Bum Bum Ghigno e il salvadanaio prodigioso. Ho sempre considerato una qualità importante quella di riuscire ad essere un autore completo, e la storia che vede protagonista Bum Bum non fa altro che confermarmelo: Corrado Mastantuono si diverte (e ci fa divertire) con una storia tra il surreale e lo slapstick, arricchita da trovate esilaranti (non voglio anticiparvi nulla, ma le indicazioni necessarie per trovare il “tesoro” sono due pagine di risate!) dove lo svolgimento della trama conta poco o nulla. L’obiettivo è far divertire il lettore, e viene centrato grazie alle espressioni dei protagonisti ed al continuo fluire di battute. Molto bella anche la penultima tavola con l’azione che accade al di fuori del nostro campo visivo, con i soli protagonisti a descrivercela.

Umorismo che invece non è così originale nella storia Chi ha rubato i ghiaccioli? di Fontana e Held che vede protagonisti Pippo e Manetta, e si risolve in una serie continua di gag, alcune riuscite (il lucchetto, la sveglia) altre decisamente meno (io ancora non ho capito quella dei libri attorno al letto…).

E arriviamo a Zio Paperone e l’identità perduta. Vito sembra muoversi a suo agio anche nel formato più ampio delle storie a puntate, in un’ambientazione (per ora) urbana che non sempre è semplice da gestire: nelle storie con viaggi e cacce al tesoro il riuscire a trovare spunti è più “facile”, mentre a Paperopoli è già successo praticamente tutto… invece Vito sviluppa una trama apparentemente ultra-classica con tutte le situazioni che ci si potrebbe attendere (e che per questo non considero spoiler): la storia prende le mosse al Club dei Miliardari, c’è una sfida tra Zio Paperone e Rockerduck, intervengono i Bassotti con un loro piano… tutto nella norma, ma tutto estremamente fluido e godibile.

Becchi lunghi

Un paio di esempi di becchi lunghi, sia nel fumetto che nel mazzo di carte allegato.

I disegni di Rota sono un po’ diversi da quanto eravamo abituati a conoscere, e sembrano più usciti da un Anders And & Co. che da Topolino, con alcune soluzioni originali tipo i Bassotti più “robusti” o i becchi dei paperi che tornano ad allungarsi, come fossimo negli anni Quaranta. Vediamo come si concluderà la trama, ma è una di quelle storie che danno pregio al settimanale, consentendo di avere un livello medio ben più che accettabile, e la gag con la signora Arraffoni mi ha fatto ridere a voce alta!

Chiude l’albo la storia “sperimentale” Pippo terzo incomodo vacanziero di Gagnor e Cesarello, composta da strisce da 4 vignette l’una (più o meno) che è stata pubblicata già sulla rete dei social di Topolino. L’ho riletta tre volte nel tentativo di riuscire ad elaborare un giudizio significativo sulla storia, o sull’esperimento fatto, ma senza grossi esiti. Mentre ritengo inevitabile un risultato altalenante nella riuscita della battuta di chiusura delle varie strisce, il tipo di soluzione adottata – risultando in una storia dalla trama non organica – non rientra tra i miei preferiti; forse nuovi esperimenti del genere potranno chiarirmi le idee, per ora non mi pronuncio!

Comunque, considerando anche la presenza del primo mazzo di carte, con i bei disegni di Marco Rota, e l’editoriale sulle meravigliose isole Lofoten, credo che le 4 stelle possano essere il giusto riconoscimento al numero di Ferragosto, di certo il migliore degli ultimi anni.

Autore dell'articolo: Paolo Castagno

Sono appassionato lettore e collezionista di fumetti Disney sin da quando ho imparato a... guardare le figure. Il Papersera - sia il sito sia l'associazione - sono per me motivo d'orgoglio!