Topolino 3460

20 MAR 2022
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Topolino 3460

È interessante notare come la figura di Paperinik sia cambiata negli anni sia dentro che fuori dei fumetti. Il rapido crescendo di popolarità che portò il personaggio dalla sua prima “diabolica” apparizione a dover espandere le proprie atmosfere si è ripercosso anche sulla identità editoriale, ottenendo qui e lì sempre più volumi dedicati.

Nel 1993, all’apice della sua fama, gli fu intitolata addirittura una rivista, che a sua volta diede vita ad una rivoluzione per tutto il fumetto Disney italiano che ci portiamo ancora dietro. Nel frattempo il personaggio ha latitato dalla testata ammiraglia, venendo poi sdoganato dal ruolo (già allora flebile) di personaggio-evento, assieme a numerosi altri sotto la gestione Muci. Col ritorno di Pikappa, è questa l’incarnazione ad aver assunto la connotazione “eccezionale” del personaggio originario. Al suo fianco, già da tempo, cresceva prepotentemente invece il personaggio di Fantomius.

Quattro anni dopo, col cambio di guardia, cambia anche la visione del personaggio: l’allora nuovo direttore Alex Bertani e l’autore unico di Fantomius Marco Gervasio hanno unito le loro forze per dare vita a quella che potrebbe essere definita la quinta incarnazione del personaggio, che è in realtà un ritorno alle origini.

Il finto falso indietro però nasconde un’evoluzione del personaggio e nuove nemesi. Tra Red Duckan e il tenente Sheriduck, presto Paperinik ha dovuto riabbandonare la “confortante” dimensione dell’antagonismo familiare per ritrovarsi inquadrato in una dimensione sociale diversa e che è addirittura arrivata a coinvolgere Topolino. Preambolo necessario per introdurre la storia d’apertura del numero 3460 del settimanale.

Paperinik, i giorni del disonore ricalca dei topoi affrontati varie volte nel cinema: il protagonista notoriamente positivo viene incastrato e costretto alla reclusione della prigione, finendo eventualmente per evadere alleandosi con chi fino a qualche ora prima era un nemico. Paperinik, continuando la propria discesa sociale, finisce effettivamente per ricoprire questo ruolo e Gervasio lo cala a confronto con alcuni nemici storici o meno, sfoggiando una durezza di stalloniana memoria.

Tavola 1

La storia di un personaggio in una sola pagina

Il personaggio, per quanto apparentemente fuori fuoco, in realtà tradisce tutto il nervosismo di una situazione che si porta avanti da mesi e che ha avuto il suo culmine proprio nell’inibizione. Recluso fisicamente ma anche mentalmente, Paperinik non può non mostrare i denti contro i suoi ex nemici, anche quando è costretto a fidarsi. Grave errore che lo porterà, nel prossimo episodio, al confronto con una nemesi vecchia e allo stesso tempo nuova.

Il comparto grafico è affidato a Emmanuele Baccinelli. Il giovane disegnatore mette in mostra l’eccezionale livello raggiunto nei cinque anni dal suo ultimo incontro col personaggio. La tavola d’apertura a cornice richiama alcune delle avventure più storiche del personaggio, ma è particolarmente encomiabile la quantità di dettagli degli sfondi che soprattutto nella prigione affastella la lettura, restituendo la sensazione claustrofobica dei personaggi, soprattutto quando viene contrastata dalle ottime panoramiche aperte. Interessante anche l’uso dei neri, che a pagina 30 e seguenti aiutano a percepire la sensazione ombrosa vissuta dal protagonista. L’immersione è totale e la lettura incalzante.

Spontaneo il confronto con Un colpo per due, di Massimiliano Valentini e Ottavio Panaro. Altra storia dall’ambientazione noir, ma l’uso dei neri è decisamente più classico, complice il genere decisamente più farsesco. Carino, ma non originale l’espediente dei due punti di vista, che dà un tocco frizzantino a quella che è una commedia topolinesca tradizionalissima. Interessante l’uso di Sgrinfia separato da Gambadilegno, in continuity con le più recenti evoluzioni narrative del personaggio.

Complice anche la presenza di un “congiunto” di Malachia, la storia si svela un simpatico divertissement, al pari di Sopravvivi con Indiana: Orientamento e segnalazione. Altra storia tradizionale di Marco Bosco, coi disegni di Andrea Malgeri, figlia di un genere di storie molto in voga fino a qualche anno fa. C’è poco da dire a riguardo: Indiana spiega, mentre uno stuolo di personaggi mostra divertenti tecniche di sopravvivenza all’aria aperta.

Chiude il trittico di storie brevi Don’t Worry Bum Happy presenta: Dentista apprendista. Prima storia breve di Corrado Mastantuono da diversi anni, che però non rinuncia ad uno dei suoi protagonisti preferiti. Il novello Charlie Chaplin si ritrova catapultato in una Paperopoli degli anni Trenta, un esperimento inedito per l’autore, che però aveva già mostrato particolare interesse per le sequenze mute d’altri tempi utilizzando la fantasia di Paperoga in chiave Little Nemo.

Pranzo e Bum Bum

Una foto durata poco

Particolare menzione, il titolo ricorda Don’t worry, be happy, motto che, da Meher Baba a Bob Marley, ha caratterizzato un lato, quello proletario, di un intero secolo, così come altri elementi della storia, tra cui un esplicito e simpatico riferimento a Lunch atop a Skyscraper, famosa foto di Charles C. Ebbets.

Parimenti in costume è la storia Pa-pering e la pergamena di giada, disegnata da Marco Mazzarello. Ai testi, il ritorno di Giovanni Di Gregorio dopo dodici anni di assenza. Ambientato in una fantastica “Paperasia Centrale”, il racconto parte da un presupposto abbastanza semplice: l’imperatore pseudocinese indice una serie di prove per ottenere la pergamena di giada.

A partecipare, precedenti incarnazioni di Paperone, Paperino, Gastone e Paperoga, alle prese con discutibili prove che però danno vita qui e lì a simpatiche gag, di cui è principale protagonista quel filosofo di Paperoga con le sue folli massime. Molto apprezzabili le scenografie di Mazzarello, soprattutto quella iniziale, che ben rende l’ambientazione dell’impero.

In chiusura, Zio Paperone e la scelta del cercatore. La storia parte dal presente, ma si svolge in gran parte durante la giovinezza del miliardario, alle prese con una ricerca di nipotini straordinariamente poco avvezzi ai libri. E sì che hanno il Manuale delle Giovani Marmotte un giorno sì e l’altro no. Paperone, dicevamo, si mette a disposizione per dimostrare ai ragazzini quanto la vita agiata non sempre sia migliore, quanto più noiosa.

Deliziose le gag scritte da Augusto Macchetto, con il protagonista alle prese con discutibili venditori e bonari orsi, grazie anche al tratto di Stefano Intini, sempre a suo agio con alcune espressività goliardiche. Viene spontaneo il parallelismo con alcuni episodi della Saga di Don Rosa, tra cui la scelta di vendere materiali da scavo e la divertente scena dell’incontro con l’orso che fa da contraltare umoristico alla più seriosa e aggressiva apparizione del leone nel Transvaal.



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Autore dell'articolo: Andrea Pasti

Andrea Pasti cresce leggendo Topolino per tutta la vita. All'età di diciotto anni appende i fumetti al chiodo, per poi riprendere nel 2019 dopo aver conseguito la laurea in Scienze Geologiche. Come Leo Ortolani non ha ancora trovato una concreta applicazione del suo indirizzo.