PK – PIKAPPA

12 APR 2020

Introduzione

Il videogioco motore della sfortunata serie di PK – PIKAPPA.

L’affrettata conclusione di Pk2, dettata dall’intenzione di lanciare il videogioco su Paperinik, portò ad una totale riscrittura di Paperinik. L’idea era di fare un reboot, ovvero ripartire da zero. In questa nuova testata Paperino non è mai divenuto Paperinik, non ha mai vinto Villa Rosa e non ha neanche incontrato Uno nella Ducklair Tower. Al contrario, Paperino si barcamena tra un lavoro e l’altro e viene scelto da un’intelligenza artificiale per entrare a far parte dei Guardiani della Galassia (tutti con la divisa del Paperinik originale) e combattere gli Evroniani, decisi a conquistare la terra. Oltre ad un chiaro riferimento a Lanterna Verde, questa riscrittura saccheggia a piene mani tutto l’immaginario di PKNA e di Pk2, a volte mantendo gli stessi risultati a volte no. Il risultato è sconcertante sotto molti punti di vista, come andremo ad analizzare. Ci teniamo però a sottolineare un punto, fin da subito. Questa serie si svolge in un universo alternativo, e nulla ha a che fare con la continuity originale. Si tratta di un esperimento inedito per il fumetto Disney, purtroppo non riuscito.

Storia

Il 20 luglio 2002 esce il primo numero di PK – PIKAPPA, in contemporanea con il videogioco. Fu proprio la produzione Ubisoft a determinare la rapida conclusione di Pk2. L’intenzione della Disney Italia era di lanciare Paperinik nel mercato globale, e creare una sinergia fumetto – videogiochi sembrava una strategia vincente. Il videogioco, dall’inusuale titolo “Chi è PK?”, era un normale platform con una trama ridotta all’osso – Paperino viene scelto da Uno per combattere gli Evroniani (qualcosa che con pochi accorgimenti poteva benissimo essere collegato a PKNA) – in cui Paperinik salta tra scenari anonimi e abbastanza simili con il suo scudo. Un risultato non particolarmente riuscito, lanciato sia su Playstation 2 che su Nintendo GameCube, in Europa e in America. Non conosciamo i risultati di vendita, ma non pensiamo abbia fatto particolare breccia.

Il fumetto quindi, sulla scia del videogioco, propone un Paperino che non è mai diventato Paperinik e che viene scelto da Uno per far parte dei Guardiani della Galassia e combattere gli Evroniani, cancellando le storie passate. Però la coppia composta da Stefano Ambrosio e Gianfranco Cordara, i principali sceneggiatori della serie, decide di riproporre, magari in forme diverse, personaggi importanti delle due serie originali: abbiamo così il processo di “frittolatura”, dallo scherzoso nome che gli appassionati diedero a questa serie, quello appunto di PK frittole.

Abbiamo così Lyla Lay che non è più un tempoliziotto ma un droide creato da un geniale inventore, Kronin prende le vesti del Razziatore e diventa un fastidioso cronocriminale eccessivamente retorico, Birgit Q che è a capo della Robolab e al tempo stesso burattinaia di misteriosi traffici, Everett Ducklair che è un Guardiano della galassia mandato in un altro pianeta per una missione segreta, e si potrebbero fare altri esempi. A salvarsi da questo discutibile processo sono solo Xadhoom e il Razziatore, personaggi troppo amati per essere toccati. In parte Angus Fangus non cambia, anche se il suo ruolo di reporter mistificatore viene degradato e utilizzato come perenne macchietta. L’unico personaggio nuovo della serie è Vulnus Vendor, un classico scienziato pazzo il cui sogno è riportare l’umanità all’epoca del baratto distruggendo il denaro. A parte le discutibili visioni anti-capitalistiche, il modo in cui cerca di raggiungere l’obiettivo – dal popolare la terra di dinosauri al creare un mostro mutaforma capace di inglobare tutto – non risulta mai davvero credibile.

La grafica in cel-shading del videogioco.

Sulla carta un’operazione del genere, per quanto coraggiosa nel toccare dei personaggi sacri, poteva anche funzionare. Ma purtroppo tutta la serie non funziona, e sono pochissimi i numeri che si salvano. Ogni albo era diviso in due storie: una lunga di 48 tavole e una breve di 12. La seconda ha spesso ospitato il peggio della serie: storielle scialbe e infantili, basate su meccanismi stantii e datati, con spesso Angus a fare la figura del fesso o a risolvere qualche indagine in maniera del tutto fortuita, oppure Lyla che impara a fare shopping. Materiale davvero infimo, che faceva concorrenza alle molte storie brevi scialbe che apparivano in contemporanea su Topolino. In un paio di occasioni hanno proposto qualche espediente narrativo sperimentale, ma nulla di davvero memorabile. Anche le storie lunghe però non riuscivano a sostenere il peso della qualità. Era la stessa situazione di partenza a vacillare: il corpo dei Guardiani della galassia si dimostrava come un gigantesco apparato burocratico fatto di norme e di protocolli da compilare. Uno era spesso un computer che rimproverava Paperinik per non aver seguito il comma di qualche norma del corpo dei Guardiani. Lo stesso Paperinik si piegava a queste dinamiche, sottolineando di voler fare solo il compitino, e nulla più. Un approccio del tutto diverso da quello che era il diabolico vendicatore o il supereroe che era diventato in PKNA, pronto ad ogni sacrificio. Alessandro Sisti sbeffeggiò questa incoerenza di fondo nella sua unica azzeccata sceneggiatura per la serie. Non aiutava poi il fatto che, in ogni numero, si dava spazio ai lavoretti che Paperino cambiava in continuazione: se in Pk2 le vicende della Starcorp erano spesso funzionali alla macrotrama, in questa serie ogni nuova attività lavorativa serve solo a riempire tavole, in maniera spesso sgradevole. Ad esempio, in Attacco Frontale, numero importante in cui si prepara l’invasione evroniana, vediamo Paperino cercare di superare le selezioni per fare il “bibitaro” allo stadio, materiale decisamente raccapricciante. Questa terza serie è stata vittima di un infantilismo di fondo, con l’evidente volontà di abbassare il target di lettori, in maniera non dissimile dalla coeva X-Mickey.

La cartolina da spedire dove scrivere una battuta che poteva essere usata in una storia della serie.

Di tanto in tanto compare qualche numero interessante – ad esempio la coppia sceneggiata da Bruno Enna, oppure l’unico numero disegnato da un Claudio Sciarrone in gran forma – ma si tratta solo di eccezioni. La maggior parte degli albi non raggiunge la sufficienza, e in certe casi si tocca il ridicolo. Il secondo numero è davvero modesto, con dialoghi approssimativi e un Paperino tutto intento a cercare di vedere la Formula 1 o ad avere una parabola più grande del vicino (questi aspetti da piccolo italiano medio saranno spesso presenti, purtroppo, nella serie). Turisti dallo spazio è un manuale su come non scrivere una storia di Paperinik, fatta di alieni a caso e di cattivi da operetta. Anche Serie Zeta, non aiutata dai disegni di Marco Gervasio, risulta una storia scialba. Il meglio del peggio deve ancora venire, purtroppo. Negli ultimi numeri lo spazio della posta rivela come ci sia molto malcontento e dissapore verso la serie, ed evidentemente il suo destino è scritto. Infatti gli ultimi cinque albi sono realizzati da più disegnatori – un modo per diminuire i costi – e spesso divisi in microstorielle collegate da un labile filo conduttore. Assistiamo quindi ad un terrificante numero dedicato al Natale – un’operazione davvero miserevole – e ad uno che è un cattivo remake del mitico #14 di PKNA. Il caos si conferma con l’ultimo numero, una storia assurda in cui si fa piazza pulita di tutta la serie: con un gigantesco e assurdo paradosso temporale il generale Zondag elimina dalla storia i Guardiani della galassia e crea un universo temporale alternativo, in cui Paperino non è Paperinik e neanche un guardiano, mentre attorno a lui un mucchio di personaggi cambiano oppure muoiono per sacrificarsi per gli altri. Una storia devastante e che vuole fare tabula rasa di questa sfortunata pubblicazione, che comunque chiude i battenti con il numero 32, ben di più della migliore Pk2.

Il primo numero conteneva anche un poster con la veduta di Paperopoli e la descrizione dei vari personaggi.

Da un punto di vista editoriale, la serie propone parecchie rubriche, in maniera simile alle altre due, ma in maniera infantile o poco seria:

  • Sommario: per la prima volta compare un sommario, che mostra tutto il materiale presente nel numero;
  • Pkmail: all’inizio molto trattenuta, poi diventa cinica e beffarda, come nelle precedenti serie. Menzione d’onore per la posta evroniana, in cui le risposte erano davvero corrosive;
  • Note Book: nuova versione dell’updating presente in Pk2, più bambinesca. Paperinik scrive sul diario gli eventi trascorsi il mese prima, oppure raccoglie elementi del passato in caso di nuove avventure con personaggi già apparsi;
  • Pkonfidential: Fausto Vitaliano realizza una rubrica che rilegge, in maniera spiritosa, quello che è successo nel numero, approfondendo in maniera ridanciana dettagli superflui della vicenda;
  • Teknoforum: rubrica in cui si spiegavano con delle tecno-bubbole certi fenomeni scientifici  che apparivano nella storia, come in PkProject o Tekno Room. Spiegazioni un po’ stringate e ricche di immagini, ma ben fatte;
  • Backstage: rubrica che racconta i dietro le quinte della storia, soprattutto da un punto di vista di costruzione del fumetto: soggetto, sceneggiature, realizzazione della copertina e via dicendo;
  • L’eco della macchinetta: la vera chicca della serie, in cui Vitaliano racconta aneddoti e demenziali vicende del PkTeam. Ricco di tormentoni e di deliri, si rivela una lettura esilarante e fulminante.

Conclusioni

Con la chiusura di PK – PIKAPPA nel marzo 2005, si conclude l’epoca dello spillato Disney. Ci sarà ancora la ristampa di PKNA con PkReloaded, ma non verrà realizzato nuovo materiale inedito. La crisi del fumetto comincia a farsi sentire, e l’editore concentra i suoi sforzi sul settimanale Topolino, minimizzando il materiale inedito in altre testate (a parte la breve PP8 simbolo chiaro dell’abbassamento di target). Paperinik esce in maniera abbastanza ingloriosa, perché questa serie si rivela davvero un fallimento, sotto tutti i punti di vista. Un progetto davvero mal gestito, in cui si utilizzava del materiale di partenza prezioso per ottenere il suo opposto. Anche riletta a mente fredda, il risultato è davvero poca cosa. Per fortuna, alla fine si tratta solo di un universo alternativo e di una storia mai accaduta. L’oblio è la miglior risposta.

Curiosità

  • L’attenzione grafica data alla testata fu sicuramente minore. Si vede come gli autori non abbiano dato il massimo. Ricordiamo però con piacere la scelta di piazzare il titolo dell’albo, in ogni numero, in una doppia splash page, a volte di grande effetto.
  • PK – PIKAPPA non ebbe neanche uno speciale estivo. Sappiamo che c’era l’idea di fare uno speciale in stile manga, ma fu bocciata subito, senza andare oltre alcune tavole di prova realizzate da Sciarrone.
  • Il prezzo fu di 2,30€ fino al numero 24. Da quello successivo, crebbe di dieci centesimi a 2,40€.
  • PK – PIKAPPA fu ristampata numerose volte, propbabilmente perchè, partendo da zero, poteva essere inserita senza bisogno di continuity. Infatti, la troviamo ristampata in Paperinik Cult , e anche nel Paperinik edito da Panini. Ovviamente, fu inserita anche nella collana Pk Il Mito , anche se avremmo rivisto questa scelta.

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Le nostre recensioni

NumeroVoto del recensoreVoto medioForumInducks
PK 28 - A 9 secondi dalla fine 32.5
PK3 16 - Protospecie 33.7
PK3 17 - I Senzanome 44.3
PK3 18 - Lo spirito della città 23.0
PK3 19 - Il campione 23.0
PK3 20 - I cacciatori 32.8
PK3 21 - Serie Zeta 23.0
PK3 22 - Trasporto Valori 23.0
PK3 23 - Senza via di scampo 33.7
PK3 27 - Uno + Uno 33.7
PK3 29 - L'orologio del mondo 22.5
PK3 30 - Vigilia Bianca 22.0
PK3 31 - Sotto Zero 22.5

Autore dell'articolo: Amedeo Badini

Il fumetto è sempre stato una mia grande passione, sotto forma prima di un rassicurante Topolino a cadenza settimanale, per poi inoltrarsi nel terreno filologico-collezionistico. Questo aspetto critico mi ha permesso di apprezzare altri autori, da Alan Moore a Jeff Smith, e soprattutto di affinare la curiosità verso tutta la nona arte del fumetto. Disney è il mio primo campo, ma non disdegno sortite e passeggiate in territori vicini. Per il Papersera ho scritto più di 100 recensioni, oltre ad aver curato una parte degli articoli sulle testate disney del passato. Inoltre, ho realizzato il Don Rosa Compendium, un'analisi dettagliata di tutte le storie del grande autore del Kentucky. Scrivo di fumetto e di cinema anche per il settimanale Tempi, per Lo Spazio Bianco e per la Tana del Sollazzo.