Guido Scala, da Bottaro al barocco disneyano

06 GEN 2021

Da vent’anni la festa dell’Epifania per i lettori del fumetto Disney italiano è un giorno triste. Il 6 gennaio 2001 moriva infatti, ad appena 64 anni, Guido Scala.

Nato a Torino il 14 febbraio 1936, negli anni Cinquanta il giovane Scala si trasferisce in Liguria dove inizia a collaborare con Luciano Bottaro, suo maestro, per la realizzazione di alcune serie non Disney tra cui Pik Pok e il western Piper Maipoi. Da solo, invece, lavora per le case editrici Cenisio e Alpe realizzando storie di Silvestro e Tom & Jerry.

Ricostruire l’inizio della collaborazione di Scala con Mondadori per le storie di Topolino non è semplice: si sa per certo che inizia a lavorare ai personaggi Disney all’inizio degli anni Sessanta; a tal proposito, l’Inducks segnala le sue chine per Pippo e l’India in agguato, disegnata da Bottaro su testi di Carlo Chendi. Per un decennio la collaborazione tra i due prosegue in maniera costante. Il disegno di Scala è simile a quello del suo maestro, con il quale spesso viene confuso, e soltanto in tempi più recenti, grazie anche alle testimonianze di chi quel periodo l’ha vissuto, si è iniziato a capire chi ha fatto cosa.

Un esordio bottariano

Un esordio bottariano

La prima storia effettivamente disegnata da Scala (con l’apporto di alcune modifiche “redazionali” di Giuseppe Perego) sembra essere Capodanno e la Torta Papera, scritta da Gian Giacomo Dalmasso e pubblicata in origine su Almanacco Topolino 73 del gennaio 1963. Negli anni la critica ha accreditato a Scala anche il disegno dell’allucinata Archimede e il signor Scherzo e di Qui, Quo, Qua e il folle folle folle folle rapimento, entrambe inchiostrate da Luciano Bottaro.

Il 1969 è l’anno della svolta, quello in cui l’allora trentatreenne Scala vede pubblicate sui periodici Disney le sue prime storie realizzate da autore unico, senza interventi altrui sulle tavole. Topolino e l’eremita di Carlo Chendi precede di dieci settimane Topolino e la goccia che scoccia dei fratelli Barosso, che da sempre è considerata l’inizio della collaborazione ufficiale del disegnatore con Topolino.

Passano i numeri e, nel dicembre dello stesso anno, sul numero 732 del settimanale esce Topolino e l’imbattibile brocco di Dalmasso, la prima storia di media lunghezza del disegnatore; sull’Almanacco di gennaio 1970 i ragazzi di allora possono leggere invece Topolino e la città assediata, venti tavole firmate sempre da Dalmasso che segnano l’esordio di Scala con le storie nel formato delle quattro strisce. Su Topolino 771, datato 6 settembre 1970, una sua storia arriva finalmente in apertura dell’albo: è Nocciola e il progetto U.V., scritta da Carlo Chendi.

Gli anni Settanta

Negli anni Settanta Scala dà il meglio con le storie più assurde della sua ricchissima produzione, come Topolino e i cartelli pubblicitari, in cui i manifesti promozionali prendono vita grazie ad uno strano macchinario, e soprattutto Minni e le mummie del pianeta Rhubarhape, uscita su Topolino 965 nel 1972. In questa particolarissima storia scritta da Maria Luisa Ciceri, la fidanzata di Topolino si trova ad avere a che fare con amici e parenti molto diversi dal solito, quasi assoggettati in qualche modo da un incantesimo. La soluzione è più banale del previsto, ma Scala riesce a dare alla storia un’atmosfera molto inquietante e, in una classifica delle storie più horror con Topolino, questa avventura non dovrebbe certo mancare.

Cartelloni… che si animano?

L’anno precedente, su testi di Jerry Siegel, Scala aveva creato graficamente il suo primo personaggio di un certo peso: il “terribile Giocattolaio”, un villain che costruisce balocchi criminali per diventare re del Paese dei Giocattoli. Saranno le Giovani Marmotte, dapprima da sole e poi con l’aiuto di Zio Paperone, a fermarlo per sempre. Un personaggio così particolare non poteva non influenzare i lettori e gli autori stessi del Topolino futuro, tanto che, in una (scherzosa) intervista concessa proprio a noi del Papersera nel 2007, Casty ha “confessato” che il suo Vito Doppioscherzo avrebbe molte similitudini non solo grafiche con il Giocattolaio.

Negli anni Settanta Scala illustra la maggior parte delle storie del progetto C’era una volta nel West… di Guido Martina, a partire da Paperino e le pepite di don Pepito Paperon uscita su Topolino 1131. A questa serie di lungo corso avrebbero collaborato, tra il 1980 e il 1981, anche Romano Scarpa, Luciano Gatto, Sandro Zemolin e Giovan Battista Carpi.

Il West secondo Guido Scala

Il West secondo Guido Scala

Sempre su testi di Martina, nel 1973 l’autore ligure disegna anche un episodio della “saga del Totem Decapitato”, nello specifico il terzo: Nonna Papera e la torta rivelatrice è la storia in cui vengono riscritte da capo le origini di Zio Paperone e in cui nasce l’idea che la nonna e il ricco magnate siano fratelli e non lontani parenti acquisiti come nel canone barksian-donrosiano.

Tra il 1974 e il 1985, invece, si sviluppa la breve (ma rilevante) collaborazione con Massimo Marconi, per il quale Scala disegna solo tre storie, tutte molto particolari: Zio Paperone e il demone del gioco, la prima prova per entrambi con Paperinik; Zio Paperone e la guerra di cuori, con lo Zione che si innamora di un’attrice; Zio Paperone e l’enigmisticomania, storia “promozionale” in cui tutti i paperopolesi si divertono con le parole crociate, utile per lanciare il restyling di Disney Giochi.

Concina, Pezzin e gli altri

Se negli anni Settanta Guido Scala si fa riconoscere dai lettori per il suo tratto molto particolare e ancora vicino a quello di Bottaro, è nel decennio successivo che si assiste alla consacrazione del suo lavoro di fumettista. Un periodo in cui la sua creatività artistica è ai massimi livelli, in cui il disegno – grazie anche ai consigli di Marco Rota che gli chiede di avvicinarsi ai disegni di Al Taliaferro e di abbandonare quelli di Bottaro – raggiunge l’apice.

Amore per le auto d'epoca e per la sperimentazione della griglia

Amore per le auto d’epoca e per la sperimentazione della griglia

Negli anni Ottanta, un decennio ancora oggi molto apprezzato dai lettori, Scala “incontra” degli autori con cui realizza alcune tra le sue opere più belle. Sull’Almanacco 278 del febbraio 1980, per esempio, inizia a lavorare con Bruno Concina per Qui, Quo, Qua e il meeting dei miti. La coppia si riformerà, ad esempio, con la stupenda Paperino e la “fuga” da casa (1986) in cui il papero più sfortunato “occupa” il rifugio sull’albero dei nipotini in un particolare scambio di ruoli, e poi soprattutto con Zio Paperone e i 100 anni dell’automobile, in cui viene progettato il più importante museo dell’auto di Paperopoli (e del mondo), e con Zio Paperone e la © problematica, classica avventura finanziaria in cui lo Zione deve risolvere un errore di un dipendente un po’ troppo innamorato. E come dimenticare Paperino e la storia di Natale e Paperino e la prima storia dell’anno nuovo? Qui Concina, grazie ai disegni di Scala, racconta le caratteristiche più amorevoli di Paperino.

Scala è un autore che negli anni si è occupato spesso delle festività natalizie. La sua produzione legata al 25 dicembre inizia con Zio Paperone e l’inno di Natale di Carlo Panaro, dove per rilanciare l’industria musicale il vecchio papero si trova costretto a viaggiare fino a Terranova, e prosegue due anni dopo con la caccia al tesoro sceneggiata da Bruno Sarda in Zio Paperone e il natale lappone. Nel 1989 si occupa di illustrare il tradizionale piatto di Natale, evento che segna anche il suo esordio come copertinista. L’ultima storia legata alle festività esce su Natalissimo 2000 poche settimane prima della sua scomparsa: in Zio Paperone e le “gioie” del Natale, scritta da Panaro, il vero protagonista è Nonno Bassotto che, rimasto solo poiché i nipoti sono in galera, fa di tutto per non passare il giorno di festa da solo fino a… farsi invitare al cenone da Paperone.

Con il vulcanico Giorgio Pezzin, invece, attivissimo negli anni Ottanta, Scala realizza almeno due storie memorabili, entrambe a loro modo legate all’attualità. Se da un lato la fantascientifica Zio Paperone e il tuffo nel black-hole rievoca le atmosfere di un quasi omonimo film Disney di pochi anni prima, è però con Paperino portaborse che si arriva a toccare un tasto quasi del tutto assente dalla routine dei fumetti Disney: la politica. Tutto il sistema della Prima Repubblica sfila davanti agli occhi del protagonista, assistente dell’on. Papeotti, che ha il suo bel daffare nel districarsi tra incontri al vertice e burocrazia varia; non si salva nessuno: da Andreotti a Craxi, da De Michelis a Cicciolina, la politica italiana degli anni Ottanta appare sulle pagine di Topolino.

Tra gli altri autori da citare vi è sicuramente Rodolfo Cimino, con cui Scala collabora per ben ventidue storie. La prima volta già all’inizio della carriera, nel 1972, quando su Topolino 886 esce Zio Paperone e i ristoranti a transistor; l’ultima storia esce invece postuma, un anno e dieci mesi dopo la sua scomparsa: su Paperino 268 dell’ottobre 2002 viene pubblicata Zio Paperone e il bastone della vecchiaia, le ultime trenta tavole del maestro ligure rimaste fino ad allora inedite.

Scala autore completo e le parodie

Una tavola in tempesta

Una tavola in tempesta

All’inizio degli anni Ottanta Guido Scala propone nuove storie e personaggi a Topolino e fin da subito ribadisce il suo amore per il mare con la creazione di Acciuga, un marinaio di Tuba (chiara parodia di Cuba) che contatta Zio Paperone per proporgli degli affari sempre remunerativi. L’esordio avviene in sordina, su Almanacco Topolino 301, con Zio Paperone e i cannoni dello “Smuggler”, per poi proseguire sia su Topolino con, ad esempio, Zio Paperone e… il vecchio e il mare, sia sulla testata Topolino Più, una serie di dieci volumi in cui sono stati chiamati i migliori autori in forza al settimanale. In quella sede esce Zio Paperone e il raggio anticiclone, corredata da una stupenda copertina. In totale il personaggio di Acciuga apparirà in otto storie realizzate da Scala come autore completo, che si spera prima o poi possano venire raccolte tutte insieme.

Nel 1984 Scala realizza la sua prima parodia su testi di Fabio Michelini, Zio Paperone e il viaggio al centro della Terra, seguita pochi mesi dopo da un adattamento de I viaggi di Gulliver di Swift su sceneggiatura di Osvaldo Pavese. Non sarebbero rimasti dei casi isolati: già nel 1985 torna a trattare opere letterarie attingendo da Le mille e una notte; accompagnata da una copertina di Marco Rota, Paper-Alì e la brocca di Mustafà vede Paperino nelle vesti di narratore. La serie proseguirà con altre due storie scritte da Pavese.

Nel 1988 Scala torna a scrivere parodie realizzando La leggenda di Papertell, mentre nel 1989 disegna, di nuovo su testi di Pavese La trilogia di Paperin Sigfrido e l’oro del Reno, che terrà compagnia ai lettori per tutto il mese di agosto. Al di là di queste grandi storie, gli anni Ottanta di Scala si caratterizzano anche per una rubrica fissa su Topolino dal numero 1622 del 28 dicembre 1986 al 1809 del 29 luglio 1990. Per tutto il 1987 illustra la serie del Proverbio quiz, un format di due pagine in cui i personaggi Disney rappresentano a modo loro diversi proverbi che devono essere indovinati dai lettori.

Su Topolino 1675 inizia invece Lo spot della settimana, serie che durerà per ben 105 settimane: nelle solite due pagine Scala racconta a modo suo le pubblicità televisive più in voga del momento, un’operazione molto riuscita e apprezzata dai lettori dell’epoca. Tra queste ricordiamo almeno Sono io… non sono io… sono io, Paperino più che mai: la ministoria riprende lo slogan della pubblicità televisiva del passaggio delle pubblicazioni disneyane da Mondadori a Disney Italia (avvenuta, come noto, con lo storico numero 1702 di Topolino) e allo stesso tempo lancia l’album di figurine di Paperino che i lettori avrebbero iniziato a completare proprio con quell’uscita. Dopo le pubblicità, Scala pensa a parodiare gli sport, ma quest’idea si dimostra meno incisiva e divertente delle altre, tanto che la rubrica si fermerà a 23 uscite, forse anche per la stanchezza dell’autore.

La collaborazione dell’autore con Topolino non si sarebbe arrestata nel decennio successivo. Tra le altre cose, negli anni Novanta Scala torna a lavorare ad alcune parodie di Pavese e riprende l’attività da autore completo. Risalgono a quegli anni due perle come Topolino in: “Relitto e castigo”, chiaro omaggio a Dostoevskij, e soprattutto Topolino e la spia alchimista, in cui la città magica di Praga è riprodotta in tavole di grande atmosfera. Dalla fine degli anni Novanta lo stile di Scala ha una nuova ed ultima evoluzione: il tratto barocco che ha sempre caratterizzato la sua produzione si accentua notevolmente, al limite del virtuosismo. Esempi chiarissimi si trovano, ad esempio, in Zio Paperone rapitore di fulmini e ancor di più in Tanti saluti da Brigitta e Battista: qui i capelli di Brigitta diventano quasi dei capitelli, quelli di Battista si arruffano e quelli di Miss Paperett si allungano in maniera esponenziale.

Esagerati barocchismi tricologici

Alla scomparsa di Scala nel 2001, la Redazione ha ancora diverse sue storie da pubblicare e, in occasione dell’uscita di una di queste, Paperino e Paperoga pirati in carriera, dedica una pagina di introduzione in cui il maestro ligure è ricordato con affetto. Una prassi oggi consolidata, ma che ai tempi era abbastanza inusuale. Un altro appassionato e malinconico ricordo di Scala, firmato dal sottoscritto, viene pubblicato nell’angolo della posta su Zio Paperone 182 del febbraio 2001.

Qualche considerazione personale

Nato nel 1979, ho iniziato a leggere Topolino nel 1985/86 e tra i ricordi più vivi di quel periodo legati a Guido Scala non posso dimenticare alcune delle storie fin qui citate, che ho riletto più e più volte, soprattutto i Proverbi e gli Spot della settimana, prima tappa obbligata quando settimanalmente leggevo il nuovo numero Topolino, due rubriche che spesso erano le più divertenti dell’albo.

Scala è un autore che personalmente ho sempre amato, che collego al periodo più spensierato della mia vita e che ancora oggi, quando prendo in mano una nuova pubblicazione vado a leggere per primo. Negli anni, giustamente, la critica si è soffermata di più su grandi maestri come Romano Scarpa, Giorgio Cavazzano e Massimo De Vita. Credo sia arrivato però il momento di rivalutare Guido Scala per il suo approccio molto personale e immediatamente riconoscibile al mondo Disney, al contempo classico e innovativo, con idee interessanti che ha saputo ben sviluppare nelle storie che ha scritto, senza per questo snaturare i personaggi. Un importante autore che, sicuramente, avrebbe potuto dare ancora molto al mondo Disney se non se ne fosse andato via troppo presto.

Autore dell'articolo: Francesco Gerbaldo